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RIGNANO SULL'ARNO
Indagine di archeologia umana e sociale
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Curiosità
UNA DELLE TANTE “CORREZIONI” STRADALI DEL TERRITORIO


Fino a una ventina di anni fa poteva capitare che, percorrendo la strada da Torri al Bombone ed avendo dietro un fuoristrada o simile che andava di fretta, arrivavi poco dopo il “viaio dell’Artini” che questo prendeva la traccia di strada di campo che in ripida salita arriva davanti a “Case Sansi”, ritrovandolo poi davanti scendendo a Rignano. Ebbene, quella era la strada “abituale” fino alla metà dell’Ottocento!
Il 16 novembre 1848 l’adunanza del consiglio comunale deliberò la correzione della salita del podere Sansi, con l’attuale “braccio” di strada verso Pagnana. Dalla descrizione e dal disegno si capisce che l’attuale “braccio” sarebbe partito «poco oltre il ponticello sul fossato di Riciofani, entra nelle terre delle Monache di S. Girolamo sulla Costa e, lambendo quello boschivo degli eredi Rinuccini (Pagnana), imboccando nuovamente nella stradella angusta che dal podere di Pagnana – in seguito eliminata – conduce a quello di Sansi per rientrare nella strada poco oltre il Bombone».


UN FUTURO PAPA A RIGNANO
Joseph Ratzinger a Perticaia

Dopo averlo avuto ospite varie volte fin dal 1985 presso il Monastero di Rosano, dove in seguito tenne conferenze e ritiri spirituali per le suore benedettine, il Cardinale Joseph Ratzinger fece un’uscita pubblica a Rignano. Il 31 maggio 1997 presenziò all’inaugurazione del Monastero di S. Maria con la chiesa di San Cristoforo in Perticaia, dove celebrò la Messa e consacrò l’altare di fronte ad una grande folla, al Vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti e alla Badessa del Monastero di Rosano Maria Immacolata Fornasari.


DA UNA FIERA DEGLI ANNI CINQUANTA
La “tribuna” all’arrivo della corsa di cavalli

Da tempo per la fiera settembrina c’era la tradizione della corsa di cavalli, avvenuta su percorsi diversi. Un po’ per la pericolosità dei cavalli, un po’ per vedere meglio la gara, gli spettatori si ingegnavano per trovare sempre il miglior punto di vista. La foto mostra la naturale “tribuna” sul muro della fornace Andorlini in via Garibaldi, proprio davanti all’arrivo. (foto dell’archivio Bruschi)


Più che una curiosità ... una spinta a leggere
UN CAPO INDIANO A RIGNANO NEL 1924

La storia del capo pellerossa Tewanna Ray - meglio conosciuto come Chief  White Elk, Cervo Bianco - ma al secolo Edgar Laplante, sembra uscita dalla penna di un romanziere e, invece, è vera in tutti i suoi aspetti. Fu un personaggio molto particolare che visse oltre le sue possibilità, sfidando pericolosamente il regime del tempo, fino a pagare caro tutto. Con tanto di interessi!
Una storia singolare che toccò anche Rignano e che si può leggere nel libro: Rignano sull’Arno. Frammenti di memoria. 70 storie rignanesi (n. 44).
L’immagine è una ricostruzione dell’apparizione rignanese (foto per la cortesia di Rodolfo Bruschi)


Il gelato a Rignano e... a S. Donato

La prima notizia certa di un gelataio a Rignano risale al 1945, quando sappiamo che Anna Bencini aveva una gelateria in via Mazzini, in un fondo di Attilio Bianchi che, però, le aveva disdettato il locale (il locale era quello dell’odierno ristorante, ma con l’ingresso sul lato delle scalette). Per questo il 20 agosto chiese al Comune che le concedesse di installare un chiosco dietro alla base del monumento in piazza (era rimasta solo la base perché la “statua Poppona” era già diventata “bronzo per la patria”..!) e allegando un disegno del manufatto. Il sindaco Castiglioni rispose che “Ogni decisione in merito alla possibile cessione di area fabbricabile nella piazza del Municipio è in relazione alla possibilità di ricostruzione del palazzo comunale in altro sito. Non conoscendo le decisioni delle superiori autorità in merito a tale questione, non possiamo esaudire la richiesta formulata.” Quindi l’unica gelateria del paese rimase dove prima.
A San Donato in collina, invece, per il fatto di trovarsi su una strada importante e molto battuta, poterono giovarsi – almeno dal 1937 – di gelatai ambulanti che, durante la stagione calda, portavano un po’ di “refrigerio” per grandi e piccini.
(Foto: 1 - il “Bar” in piazza e il disegno del chiosco che volevano fare – con la curiosa scritta “Giornali”, forse perché per i problemi del palazzo semidistrutto avrebbero unito anche quello dei giornali. 2 - La gelataia di San Donato davanti il fabbricato dell’attuale merceria)


UNA BELLA FOTO MA... INSPIEGABILE


Domenica 5 giugno 1910 doveva essere accaduta qualcosa d’importante per la piccola comunità rignanese. Nella foto si vedono tante persone eleganti, con cappelli e pagliette, in posa davanti la bottega con l’insegna “Mercerie e Chincaglierie...”, con un giovane che mostra un attestato di cui non si è potuto capire di più e altre anche sulla strada che andava al gabinetto pubblico che c’è stato là dietro. Curiosità: nessuna donna nel gruppo!
Il luogo è lo spazio davanti all’odierno garage che in passato aveva ospitato un ortolano e, prima ancora, il negozio di Ottavio Sizzi che, dopo qualche anno, sarebbe divenuto la Merceria e Abbigliamento Ferroni.
Peccato, perchè questo è uno dei tanti esempi di come una bella foto conservata senza nessuna didascalia può, con il tempo, perdere la sua ragione di base, cioè raccontare cosa stava accadendo. Resta ciò che ci mostra e che, nel tempo, aveva fatto riconoscere alcuni commercianti, artigiani e imprenditori del posto: Sizzi, Fagioli... E gli altri?


Quest’anno la CRI compie 70 anni




Era da poco finita la seconda guerra mondiale e la lenta ripresa della normalità vide la nascita di un’associazione che prese il posto delle due Pubbliche Assistenze che avevano operato nell’epoca precedente. Con Dario Pratesi Presidente dal 1947 al 1952, iniziò il percorso di questa associazione a Rignano, che ha superato tante vicende e incomprensioni, ma che garantisce una buona gamma di servizi che, troppo spesso, è apprezzata solo quando... ne abbiamo bisogno.
(Nelle foto: il mitico carro lettiga e le prime due autoambulanze, nel 1951 e 1954, con alcuni volontari del tempo)


CALCIO RIGNANESE IN TUTTE LE SALSE!

Il calcio a Rignano è sempre stato molto amato. Dopo la Rignanese (che iniziò senza avere il campo!), ci furono squadre e partite rionali, quelle fra “scapoli – ammogliati” degli anni ’50 – ‘80, quelle amatoriali “ufficiali” Vigor e Arci e nel giugno a cavallo degli anni Novanta, per qualche anno, fu la volta del mitico “Torneino”. Un torneo fra circoli, botteghe, frazioni e fabbriche che entusiasmava non poco. Siamo nel 1989 e guardate quanto riusciva a coinvolgere..!
Tribuna della finale e la squadra vincitrice “Arte e scarpe”


Curiosità... senza immagini
VECCHI VIZI DI UN PICCOLO PAESE
Viene da lontano l’abitudine a dividersi

Già durante il fascismo – particolarmente attento a controllare tutto – a Rignano c’era un’insofferenza a non voler unire quanto già esisteva nei vari campi sociali, senza creare “doppioni”, insostenibili in una piccola comunità.
Memoria e archivi aiutano dall’11 dicembre 1927, quando la Pubblica Assistenza di Rignano decise di costituire una Compagnia Filodrammatica, composta dagli stessi militi per dare recite a beneficio dell’Associazione che non si trovava in floride condizioni. Il consiglio composto da Ardengo Mannucci, Cesare Bartolozzi, Baldassarre Castiglioni. Pietro Olmi, Adolfo Ferroni e Umberto Cappellini, chiese di poter usufruire del Teatro della Casa del Fascio di via Garibaldi. Il Podestà, prima di decidere, scrisse che esisteva già una Filodrammatica e chiese di contattarla per trovare punti di incontro. Ovviamente non avvenne e tutto fallì!
Certo che siamo tutti diversi, che pensiamo diversamente, che ognuno crede di avere ragioni e formule migliori, ma già questo primo episodio (poi seguito da una lunga serie) suggeriva che una piccola comunità è tanto più vitale quanto più unita.
Da allora la storia ci consegna varie associazioni e iniziative che hanno dovuto convivere con altre realtà analoghe. Trascurando che Rignano... non è una città!
Il risultato: molte volte è cessata sia l’una che l’altra o quella che sopravviveva o rinasceva dopo anni, lo faceva con poca energia, poche persone, poche idee e in modo discontinuo o minimale. Magari perché era strumentale a qualcos’altro o a qualcun altro e dietro a cui stavano invidie, dualismi, personalismi, interessi diversi, ecc. ecc.
Gli esempi? Il primo ciclismo, il primo calcio, le tante Compagnie teatrali, un certo calcio amatoriale e altre realtà minori. A ciò vanno uniti i tentativi – talvolta falliti - di sovvertire ciò che c’era (per creare altri “doppioni”), fino ad arrivare ad oggi che abbiamo, addirittura, due associazioni tipo “pro loco” e due profili Fb locali. Mah!
Certo le differenze sono il sale della vita e delle società, ma a Rignano si è esagerato e, soprattutto, non abbiamo fatto tesoro della realtà e della storia recente, continuando a perseguire (altri) obiettivi in modo improprio.
Che piaccia o no, la situazione odierna è figlia, oltre che del momento e di una comunità che non socializza più, di diffidenza, sfiducia e stanchezza.
E soluzioni e cure non sembrano sempre... credibili.

L’ULTIMO RINNOVAMENTO DI PIAZZA XXV APRILE
A quando il prossimo?




Ventuno anni fu realizzato il quinto rinnovamento del giardino di piazza XXV Aprile dal 1921, quando parte del precedente campo agricolo fu trasformato in giardino.
Il progetto era quello più importante fra le idee prospettate al tempo dall’architetto Paolo Martini per il paese. L’area fu riprofilata e leggermente allargata perché il progetto prevedeva una vasca più grande della precedente da mettere sul limite interno, vicino al passaggio pedonale. Il progetto prese il nome di “Uno specchio d’acqua con un bronzo di Aligi Sassu” per il “Poseidone che dona un cavallo ad Atena” che vi fu installato. 
Ecco la piazza prima dell’intervento e tre immagini del momento in cui presero il via i lavori.


L’EDICOLA A RIGNANO

Sia dai documenti che dalla memoria orale non si è capito dove venivano venduti i giornali all’inizio del Novecento. Lo sappiamo solo dal 1913 quando Eugenio del fu Oreste Rossi impiantò il chiosco di legno al limite della piazza del Comune, per spostarlo nel 1922, quando il suo posto lo prese il monumento ai caduti della grande guerra (la poppona). Nella domanda iniziale il Rossi scrisse che “vi si venderanno giornali, carta, buste, cartoline e similia – ricordando – che era una nuova istituzione che renderà decoro e utilità al paese”!
(Nelle foto: il chiosco nella posizione originaria come da disegno e nel 1938, nella nuova posizione, dietro al gruppo familiare del dottor Renzo Galanti)
Foto dell’Archivio e per la cortesia della dottoressa Fiorella Galanti


IL CAMPO SPORTIVO IN PAESE
La spinta decisiva al calcio amatoriale

Fino alla fine degli anni Sessanta, lo stadio comunale di via Roma era sempre aperto e, quasi ogni giorno, dal primo pomeriggio accoglieva giovani e meno giovani del paese per interminabili partite di calcio. Subito dopo pranzo iniziavano coloro che erano in pausa pranzo o, comunque, erano liberi e via a partite senza distinzione di età, con 20, 25 ma anche 30 giocatori e con entrate e uscite continue! A metà pomeriggio, andati via i “lavoratori” e quelli stanchi, restavano i più giovani e giovanissimi e il campo continuava a vedere partite fino al crepuscolo.
Poi, un po’ le cresciute esigenze dell’U.S. Rignanese, un po’ per la comodità che avrebbe rappresentato avere un campo in paese, un gruppo di giovani e meno giovani chiese al Comune che, in attesa di costruire la Scuola Media, sistemasse lo spazio assegnato a questa come campo sportivo “provvisorio”. Nacque così un luogo che vide trasferirsi lì tutti quelli che amavano il calcio e non impegnati in società o perché “anziani” o ex. Tutti i giorni riprese ciò che avveniva prima allo stadio, con il sabato che vedeva riunire il meglio del calcio amatoriale, con gli “spogliatoi” nel balzo fra il campo e la “casa Chelli”!
Dopo qualche anno partì la costruzione della scuola e, con i maggiori impegni della Rignanese, divenne più difficile usare lo stadio. Iniziarono i tornei estivi di Troghi, ma la voglia di calcio era tanta e, allora, alcuni appassionati dettero vita alla prima squadra di calcio amatoriale, poi seguita da un’altra dando, così, la possibilità a centinaia di ragazzi di svolgere la loro passione calcistica in modo più organizzato e continuo.
(Nella foto di Otello Martinelli il campo completato e già in funzione)


SAN LEOLINO
UN’IMMAGINE PERDUTA, TANTO CERCATA E POI...

La pieve romanica rignanese è dedicata, come si sa, a San Leolino, un Vescovo del III/IV secolo martirizzato dai Romani. Un santo di cui non resta nessuna immagine in tutto il territorio, visto che pitture della pieve e di tabernacoli della zona si sono perduti o rovinati, proprio dove poteva comparire il Santo. Immagini inesistenti anche nelle altre chiese a lui dedicate, come a Panzano dove la locale comunità religiosa aveva anche fatto molte e vane ricerche.
Della pieve rignanese alcune tavole non sono arrivate a noi e l’affresco trecentesco è rovinato proprio nella figura che potrebbe essere stato il Santo. Fino alla guerra mondiale c’è stato, nel tabernacolo al pilone ferroviario, un affresco in cui era rappresentato con certezza San Lorino (Leolino) insieme alla Madonna e San Giuseppe, poi distrutto dalle bombe.
Alcuni anni fa, però, si tenne a Firenze una mostra che presentava le opere recuperate dallo speciale nucleo dei Carabinieri. Per quell’esposizione fu chiesto e ottenuto di esporre anche il trittico di Cenni di Francesco che si trova a San Cristoforo in Perticaia (peraltro già ipotizzato come polittico). Ebbene, fra le 57 opere provenienti da ogni parte del mondo ed esposte nell’occasione, questo fu affiancato da un’altra tavola laterale raffigurante il Santo Vescovo, proveniente dal Museo Diocesano di Milano - Collezione Crespi; prima conservato nella Collezione Kisters a Kreuzlingen in Svizzera. Tavola che rappresentava il quarto pezzo del polittico, che molti anni fa deve aver preso una “strada diversa”, separandosi misteriosamente dalla pittura per cui era stata dipinta. (la foto mostra il trittico e la tavola con il santo esposta nella mostra)


LA MOSTRA SU ARDENGO SOFFICI
Stranezze e... ricordi

 

È in corso (fino all’ 8 gennaio 2017) presso la Galleria degli Uffizi – Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi – la mostra “Scoperte e Massacri. Ardengo Soffici e le Avanguardie a Firenze”.
Una bella rassegna che, dimenticando di invitare le autorità comunali del paese di origine – c’erano Poggio a Caiano e Forte dei Marmi..! – ha fatto ripensare a vecchi pregiudizi. A questo si è unito un articolo su La Nazione che ha parlato del «... ventenne (??) Soffici venuto dalla natia soporifera Rignano nella provincia fiorentina...», dimostrandosi poco informato e... poco cortese.
Rignano, invece, ha superato certi luoghi comuni del passato, e si ricordano le iniziative nei confronti dell’artista; almeno dal 1970 (dedica della piazzetta al Bombone al maestro con apposizione targa sulla casa natale e mostra in Palazzo Comunale) e nel 1994 (grande mostra nella villa di Petriolo, con opere mai uscite dalle collezioni).
(Foto: autoritratto 1949, mostra 1970, cerimonia Bombone 1970, mostra 1994, poesia per le zie, l’artista con personaggi come Spadolini, Papini, Bargellini, Messina, Carrà)


PITTURE DI QUALITÀ PERDUTE
Una iattura del paese



A causa del grande e difficile traffico che passa sotto il viadotto ferroviario al ponte di Rignano, pochi sono quelli che notano l’infelice nicchia religiosa murata nel pilone.
Si potrebbe credere che sia lì a “protezione” della ferrovia, ma non è così. Lì, almeno dal 1539, c’è stato un grande tabernacolo – per la sua maestà chiamata talvolta cappella – a “guardia”, quella sì, della viabilità del ponte e verso il mulino, fino a che la costruzione della ferrovia impose (!) il suo abbattimento e la disgraziata ricostruzione nel pilone.
La sua grandezza, l’importanza e le note d’archivio fanno intuire che abbia sempre avuto un affresco di valore, mentre sappiamo di più di quello distrutto dalla guerra. Lì, nel 1861, Ferdinando Folchi, un artista fiorentino nato nel 1822, noto per aver dipinto temi sacri e storici, e molte pale d’altare di chiese e conventi toscani, aveva affrescato – per 120 lire! – una nicchia di oltre due metri con la Vergine con i santi Giuseppe e Lorino (rara icona del vescovo Leolino)
Per capire cosa perdemmo basta recarsi nel palazzo comunale di Pontassieve dove sono conservati otto suoi lavori dedicati alle gesta di eroine toscane. (le foto ne mostrano tre)


UNA RISORSA ESTIVA PERDUTA
ovvero il “Bagno Rignano”

Grazie all’amata Rolleiflex di Otello Martinelli riproponiamo alcune scene di un qualsiasi sabato o domenica estivi di circa cinquanta anni fa.


LA POLITICA DI UN TEMPO...
...passione e riferimenti concreti
(senza parole)


URBANISTICA RIGNANESE
Quando il buondì si vede dall’alba

Negli anni Venti-Trenta il paese cresceva, forse con più attenzione ai proprietari terrieri che ad un progetto urbanistico e, di conseguenza, senza una strategia chiara.
Il Piano regolatore del 1921 prevedeva l’aggiramento della vecchia salita (dove oggi ci sono Aulo e la Farmacia - via Garibaldi verrà più tardi) che toccava Pirino e proseguiva. Al centro del Piano c’era la realizzazione di un “viale” parallelo alla ferrovia, ma più in alto, con i conseguenti collegamenti con la parte bassa attraverso “scalette”, visto il dislivello. Prima quelle centrali (via Mazzini) e, poi, le altre dietro la stazione, ma lasciando solo poco più di un sentiero che collegava la via della cementeria e della stazione con le scuole elementari, attraverso la colonica “Feroci”, oggi vie Alderotti e Einstein. A viale finito fu profilato da alberi sui due lati, vicini alle case e anche nella parte finale (per poi toglierli quasi tutti ben presto). Non proseguì sui lati dove, al tempo, non c’era niente, fino a farlo restare “chiuso” da case popolari a sud e dalla chiesa a nord. Chissà perché le case arrivavano e arrivano sempre prima e le “idee” urbanistiche si devono adeguare!
Quindi, il “viale”, pensato come una specie di Decumano (pensavano di farlo arrivare fino alla pieve!), avrebbe dovuto tessere la nuova urbanistica paesana con altri paralleli e collegati “salendo” su per la collina alle spalle del capoluogo. Purtroppo rimase tale: un bel viale, ma un’idea incompiuta. E non la sola!
Foto: 1 il viale alla fine degli anni Venti; 2 1958, la chiesa che “impallò” il viale (sulla sinistra la Caserma dei CC); 3 1970, via Indipendenza in costruzione (con già le case di via Givanni XXIII!); 4 1975, via Giovanni XXIII (al centro, interrotta, prima di girare a sinistra e salire senza… “andare” alla pieve!).


BRUNO FEROCI
Artista e “vero personaggio” rignanese

Per una di quelle coincidenze che accadono, aprile è il mese in cui nacque e morì l’artista rignanese Bruno Feroci. Lo scultore nacque, infatti, il giorno 9 di quel mese del 1909 e ci lasciò il giorno 4, nel 1988. Ad aprile si risveglia la natura e chissà se l’essere nato in questo mese ha qualcosa a che vedere con il grande amore di Bruno per questa. Un ambiente (specialmente rignanese) che amava particolarmente e nel quale visse e si identificò fortemente da giovane, per trarne poi un grande piacere con gli anni, quando passeggiava spesso nella sua amata campagna.
Il tratto dell’Arno davanti al capoluogo e le sue “lame” furono i luoghi della sua gioventù per le esibizioni di abilità, le escursioni in barca e i bagni nel fiume. Sulla riva, nei pressi del campo sportivo, ideò e realizzò un “dancing” estivo che, per la particolare illuminazione data da piccole lampadine sparse sugli alberi, chiamò “La lucciola” e che gestì nel suo periodo più felice e poi rimasto nel cuore di tanti.
Un più ampio ricordo dell’artista si trova nel libro: Rignano sull’Arno. Frammenti di memoria, edito per Pagnini nel 2013.


FINE ANNI SESSANTA, INIZIO SETTANTA
Gare di ballo, che passione!

Soprattutto in quegli anni, non c’era dancing (come si chiamavano allora), serate da ballo o veglioni che almeno una volta all’anno non organizzavano gare di ballo. A parte il classico “lento”, il “ballo” prevalente di quel tempo era lo Shake, arrivato dagli USA in Europa nella seconda metà degli anni 1960. Non aveva passi prestabiliti ed era il ritmo della musica che guidava e su cui ognuno – o la coppia – poteva figurare passi e gesti muovendo il corpo in modo personale. La musica shake aveva una base ritmata coinvolgente che portava, appunto, anche a scuotere la testa (da qui il nome).
Era un’epoca in cui si ballava molto in tutto il territorio: dalla Casa del popolo del capoluogo agli altri circoli delle frazioni, dai veglioni nel cinema a quelli nel castello di Sammezzano (organizzati da U.S. Rignanese o Croce Rossa Italiana). Cambiava la cornice, ma quella che non cambiava era l’orchestra, perché era sempre il “complesso” di Claudio e Pietro Vannuci a menare le danze (con il batterista Liberto e la cantante Ivana).
Foto 1 e 2 veglione e gara a Sammezzano organizzato dalla CRI nel 1968. Foto 3, 4 e 5 serata con gara alla Casa del popolo di Rignano nel 1971.


IL BUSTO (BIANCO) NELLA SALA CONSILIARE - Chi è quel personaggio?

Nella sala consiliare di Rignano si nota un busto di un personaggio anziano e austero. Rappresenta Isidoro Del Lungo che è stato uno storico, scrittore, poeta e critico letterario, oltre che uomo politico italiano. Era nato a Montevarchi il 20 dicembre 1841 e morì a Firenze il 4 maggio 1927. Suo padre Angiolo lo fece studiare nelle scuole medie di Cortona e Castiglion Fiorentino, poi nelle università di Siena e di Pisa. Si laureò in legge a Pisa nel 1860; ma subito si diede a insegnare materie letterarie nei licei fino al 1875, quando, già accademico della Crusca, divenne regolare compilatore del Vocabolario. Senatore dal 1906, in Firenze resse altre cariche importanti, di assessore per la pubblica istruzione, arciconsolo della Crusca, presidente della Deputazione di storia patria e della Società dantesca. Fu applauditissimo come oratore letterario.
Il Del Lungo possedeva la villa detta “Le Palazzine”, vicino a “Bottega nuova” nei pressi di San Donato in collina, che era un rifacimento ottocentesco di una casa medievale da signore e che la famiglia usava prima come casa di campagna e più tardi come residenza.
Su istanza della figlia Albertina, il 10 dicembre 1929, il Podestà Bernardo Pepi decise di rendere omaggio allo scrittore dedicandogli la scuola elementare di San Donato in Collina la cui autorizzazione arrivò il 20 maggio 1930. Un iter allungato perché l’intellettuale era morto da meno di dieci anni. Il 12 ottobre successivo, nella scuola di via vecchia Aretina ci fu una “…modesta cerimonia, dato che papà amava le cose semplici e buone …” e fu inaugurata anche una “bibliotechina” donata dal Gruppo d’Azione per le scuole rurali, per volontà della presidente professoressa Ida Masetti Bencini. Gli atti parlano di una targa con il titolo ma non del busto che, quindi, dovrebbe essere arrivato più tardi. In seguito la scuola fu trasferita nella nuova sede che si trovava accanto all’Asilo “Rossi di Montelera”. Quando il Comune alienò il fabbricato, gli arredi furono restituiti, insieme al busto di Isidoro Del Lungo, che oggi “vigila” la Sala consiliare dall’alto della sua posizione.
Le foto: il busto nella Sala consiliare e un’immagine dell’intellettuale, la villa nei pressi di San Donato, la Delibera del Pepi e la scuola dell’epoca a San Donato (in alto al centro)


RIGNANO SULL’ARNO - I panorami più rari

I collezionisti di cartoline di Rignano (ma spesso anche degli altri paesi) lamentano la mancanza di “viste” particolari, mentre abbondano panorami e soggetti ripetuti moltissime volte. La scarsità, quando non l’assoluta mancanza, è parzialmente limitata dalle fotografie private che, da noi però, non sono particolarmente numerose e diffuse (a parte il generoso Rodolfo Bruschi). Nel guardare i vari album, i collezionisti e gli appassionati lamentano assenze di luoghi come il cuore del vecchio paese (dietro il palazzo comunale), la parte di via del Bombone (oggi chiusa) con la fornace Andorlini, la zona della villa Montelucci, l’interno della pieve romanica, il “quartiere del mulino e altri luoghi e soggetti. Posti che nelle circa 550 edizioni di cartoline rignanesi, non si trovano o si notano parzialmente e da lontano. Fanno eccezione le fotografie di Ruggero Montelucci (in parte edite dal “tabaccaio” Giulio Morandi) e in parte rimaste solo foto private, forse perché non considerate interessanti dal bottegaio. Vediamone una con un panorama veramente originale, ripreso da poco sopra l’allora colonica chiamata Businga. Da destra, si nota il gruppo di case di Pirino, la villa Montelucci, la fornace Andorlini, le case di via Garibaldi, il gruppo di case “centrali” con, davanti, la Caserma, il Gualandi e il villino Mariani. Poco dietro si vede la casa e la torre Bruschi e all’estrema sinistra, la casa Fagioli all’inizio del viale. Sullo sfondo si notano la villa Pepi e, sulla strada dell’Isola la Cascina, il Francino, ma non la torre dell’Isola nascosta dal cattivo stato della foto!


1923. CONTROLLI NEI LOCALI PUBBLICI… e un divieto poi accantonato!

Il 6 e il 9 dicembre 1923 fu sottoposto a visita di controllo il cinema teatro della Casa del Fascio di Rignano gestito da Baldassarre Sessi Castiglioni. L’ultima diceva «che la galleria non ha ancora il verbale di collaudo e che, comunque, questa non potrà avere più di 30 posti per esservi unica porta e scale di accesso e di uscita». L’ispezione osservava «che ci sono i dispositivi delle porte e del palcoscenico, che il numero dei posti è quello accertato e che le sedie sono a dovuta distanza e con le altre corsie, che sono state costruite le controbussole alle porte di uscita, che è stato sgomberato il sottopalco e depositato altrove, che è stata ricostruita l’installazione elettrica del palcoscenico. Per tutto ciò viene rinnovato il permesso di agibilità limitatamente agli spettacoli teatrali, con l’esclusione del pubblico nella galleria e con il divieto di usare la cabina cinematografica per non corrispondere alle vigenti disposizioni».
In calce si trova l’ultima curiosa disposizione: «Si ricorda che in base alla Legge Pubblica Sanitaria, è vietato fumare nei locali pubblici». Un divieto poi sparito e ripristinato soltanto nel 1975!
I disegni rappresentano la Sala della Casa del Fascio di Rignano dove
avvenivano le rappresentazioni teatrali, cinematografiche, i balli e altro.


LAVACCHIO: UNA FAMIGLIA, UN ORATORIO,
UN TABERNACOLO E… UN PELLEGRINO IN TERRA SANTA


Lavacchio è quel gruppo di case che si trova a lato della strada per Rosano, poco sotto Volognano. È il classico toponimo originato dal nome della famiglia - Della Vacchia - che caratterizzò il luogo per alcuni secoli. Era il centro dei loro domini rignanesi e, pur per un breve periodo, eressero anche un oratorio nell’abitato e nel 1613 Pietro di Domenico della Vacchia costruì il grande tabernacolo che si trova sul bivio lì vicino. Conteneva una terracotta “Robbiana” della Madonna in Adorazione del Bambino, purtroppo rubata alcuni anni fa e reintegrata poco dopo da una copia della terracotta uguale alla precedente grazie all’intervento del parroco di Rosano don Gabriele.
I Della Vacchia possedevano molti dei poderi dei dintorni ed uno di loro era un prete: Zanobi di Antonio di Bartolomeo. Non si può dire per certo, ma potrebbe essere il primo rignanese ad aver fatto un pellegrinaggio a Gerusalemme. Partì il 23 marzo 1489 inserendosi nel seguito di un’ambasceria inviata in Egitto da Lorenzo il Magnifico e guidata da Luigi di Agnolo Della Stufa. Dal Cairo il Della Vacchia proseguì per Gerusalemme, dove rimase dall’11 al 28 settembre, mentre il ritorno fu un po’ più veloce ma pieno di avventure con attacchi di predoni, furti, notevoli angosce e soffrendo spesso la fame. Partì il 25 ottobre da Beirut e, in oltre due mesi, toccando Cipro, Modone e Corfù, sbarcò ad Ancona. Da qui il Della Vacchia si portò a Loreto e poi per l’Appennino verso la Toscana arrivando a casa il 16 gennaio 1490 “… co’ l’aiutorio del Signiore. Amenne” come scrisse nel manoscritto del suo “Santo viagio” conservato nella Biblioteca Riccardiana di Firenze. Si può leggere anche nel libro di Marina Montesano – vedi Bibliografia.


I TANTI VOLTI DELLA PIAZZA XXV APRILE


La sistemazione di quella che è chiamata piazza XXV Aprile, per come la vediamo oggi, risale al 1921, quando fu attuato il primo piano regolatore rignanese. In quell’occasione avvenne l’aggiramento della dritta via che saliva dal ponte verso l’alto e al cui interno restò la parte a giardino. All’inizio era profilata solo da un muro basso e nel terreno furono piantati i primi alberi. Nel 1932 fu commissionato il lavoro descritto nella Spigolatura di ottobre e, probabilmente, al centro fu piantata la “quercia simbolo di forza, vita eterna e maestà” come aveva ordinato Benito Mussolini in memoria del fratello Arnaldo morto nel 1931 e presidente del Comitato Nazionale Forestale. Il paese andò oltre e, il 21 aprile 1937 (allora festa del Natale di Roma), volle porre un cippo al centro del giardino, con una cerimonia che ebbe “grande concorso di popolo” come si diceva al tempo. (foto per la cortesia di Rodolfo Bruschi)


I FRATELLI BRUSCHI E LA LORO FALEGNAMERIA

Nasce la tradizione rignanese
Si sa che all’inizio del Novecento Rignano conobbe il più grande industriale di quel secolo, Rodolfo Bruschi, noto soprattutto per aver avuto la fabbrica di cemento e calce del capoluogo. Ma il Bruschi, era nato dalla figlia del falegname di San Clemente, Leopoldo Bencini, ed aveva respirato quell’aria fin da bambino. L’esser cresciuto in quel mondo, unito al suo spirito imprenditoriale innato, lo spinse ad iniziare proprio questa attività insieme a suo fratello Torello, un vero artista del campo.
Aprirono, così, una “fabbrica di affissi e mobili” che occupò e formò molti giovani falegnami rignanesi che, più tardi, ritroveremo a lavorare in proprio e che sono stati, a loro volta, i prosecutori della tradizione locale. La fabbrica, ben presto, divenne conosciuta e apprezzata per la buona fattura, l’originalità e la finezza dei particolari che gli aprirono grandi possibilità. Anche grazie al dinamismo, le idee e le relazioni che tesseva Rodolfo, l’azienda si espanse varcando ben presto i confini locali, prima che il cavaliere si dedicasse esclusivamente al cementificio, lasciando la falegnameria al fratello.
Una recente scoperta che li riguarda è stata quella che i proprietari del Grand Hotel del Saltino, insieme ai “mobilieri di Tosi”, pensarono anche ai Bruschi per infissi e arredamento dell’albergo in costruzione. Anzi, i falegnami rignanesi furono coinvolti anche dopo l’incendio che l’aveva distrutto, a riprova della stima che l’impresa rignanese aveva acquisito.
(le foto mostrano la famiglia Bruschi negli anni Venti, uno scorcio della falegnameria
rignanese - cortesia di Rodolfo Bruschi - e 4 interni del Grand Hotel tratte da: G. Pestelli,
D. Baldassini, N. Wittum, Viaggiatori e villeggianti. Vallombrosa - Saltino, Polistampa Firenze 2003)


IL CAPOLUOGO CHE CRESCE

Dopo le “Curiosità” di maggio e giugno proseguono le foto dello sviluppo edilizio del capoluogo negli anni 50 e 60. In questa foto si vede la costruzione della casa dei fratelli Serafino e Torello Barcucci (che controllano i lavori) con la sola vite superstite in primo piano e… prossima a sparire! Accanto, sulla destra, si intravede ancora la casa di “Picciolo” Mannucci (con l’orto anteriore da cui nascerà via Indipendenza) e parte della casa Olmi. Resta coperto dalla casa in costruzione il villino Mariani e il giardino-terrazza sull’odierno negozio Savini, mentre a sinistra si intuisce l’inizio della discesa al ponte. Sullo sfondo la borgata di San Clemente e parte del vicino “Poggio” con un aspetto un po’ diverso da oggi! Foto per la cortesia di Renzo Martinelli.


UNA CASA DI RIPOSO PER ANZIANI A RIGNANO…… nel 1938!

In una precedente occasione l’Archivio aveva già dato conto di una “Casa di riposo per vecchi” a Cellai. Allora furono dette solo poche cose ed ora che sono emersi nuovi documenti (per la cortesia di Renzo Bonini) vogliamo riparlare di un’iniziativa di grande spessore solidale.
Innanzitutto la prima precisazione riguardo la… “Provvidenza” che l’aveva consentita! Sappiamo che questa ha sempre nomi e cognomi e, anche se questa iniziativa fa ormai parte del passato, oggi riteniamo doveroso dire qualcosa in più. Molto fu dovuto all’aiuto della proprietaria del Frassine signora Giorgina Zabban vedova di Giulio Zabban (già assessore comunale) nonché zia di Alberto Moravia e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, seguita dalla signora Bice Casoni (Chiocciola) e altri benefattori a vario titolo come Quintilio Guerri, Alessandro Fabbrucci, don Cioni di Bisticci, il fattore della Chiocciola e la signora Giulia Focardi di Troghi. Si sa che la Zabban offrì 4.000 lire ed una cospicua cifra annuale e a cui si unì il Comune con un piccolo contributo giornaliero per ogni ospite. Le entrate servivano per acquistare i generi alimentari, per l’energia elettrica, per la legna, il carbone e la brace, per il bucato, per i servizi del barbiere e, in un secondo tempo, anche per il guardaroba e gli abiti.
Inoltre fu stipulato un accordo con il dottor Manneschi di Troghi a cui andò la cura dei ricoverati, con l’andamento della “casa” sorvegliato dai signori Bacchi del Cellai.
La “casa”, voluta dal parroco di Perticaia Francesco Ceccherini, fu aperta il 3 novembre 1938 in un edificio di proprietà della parrocchia al Cellai, di fronte all’attuale Circolo, sulla strada per Bisticci. In pochi giorni l’ambiente fu sistemato, arredato secondo l’esigenza che prevedeva di “stare tutti insieme come una famiglia”.
Il servizio iniziò con sei ospiti – che crebbero nel tempo – e durò almeno fino alla fine della guerra.
Un gesto di generosa attenzione ad una problematica che ne anticipò molti altri, ma che non riuscì a sopravvivere e nemmeno a mantenere una “targa marmorea con scritta in rosso” che vi era stata affissa. Conserviamone almeno la memoria.
Al centro della cartolina e in primo piano, la “Casa di riposo”.


INCONGRUENZE EDILIZIE

Siamo alla fine degli anni Settanta del Novecento e il paese inizia a cambiare la sua skyline. In centro sta nascendo il primo “grattacielo”, poi seguito da altri due lì vicino. Più o meno presto, della foto spariranno i funghi del mercato, la caserma dei carabinieri, la balaustra a colonnini seguiti… dalla donnina con l’ombrello da sole e, più tardi, il piccolo cedro in primo piano. L’inizio del viale Vittorio Veneto sta per essere provvisto di due “Colossi di Rodi”, mentre tutte le altre costruzioni dovranno rimanere nello stile iniziale!


LÀ DOVE C’ERA L’ERBA (e un fosso) ORA C’È…

Una vecchia foto ultraquarantennale di una parte di territorio con campi coltivati al margine del paese con l’area intorno al “fosso di Calcinaia” che fu un territorio da avventura per i ragazzi e la stessa zona oggi, urbanizzata, alberata e con il fosso ormai tutto coperto.


LA VIA CRUCIS DEL 1959
Verso la fine degli anni Cinquanta – prima di tanti altri paesi – si tenne al Bombone di Rignano la prima Via Crucis in costume. Da tempo, il parroco don Lorenzo Righi cercava di coinvolgere gli abitanti in questa sua idea che tendeva superare la classica processione troppo consuetudinaria e poco trascinante. In questo suo lavoro assegnò a tutti un compito per la realizzazione di costumi, strumenti di corredo e attrezzature luminose e foniche, selezionando gli altri per le varie parti della rappresentazione. Dopo mesi di preparazione arrivò il gran giorno e la cosa appassionò e convinse tutti, tanto che fu deciso di ripeterla negli anni seguenti. Il “successo” fu tale da subito che l’anno seguente i parroci del paese che avevano subito una vera e propria defezione dalle proprie, chiesero di spostarla al giovedì. Per qualche anno la rappresentazione ebbe luogo, preceduta da una nutrita (pre)processione dal paese con tutti i mezzi per recarsi al Bombone per assistervi.

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA ANNI ’60 - ‘70
Essere avanti cinquanta anni!
Questa curiosità è figlia del fatto che pare che il nostro paese non sia fra quelli più “ricicloni”! Eppure già alla fine degli anni Sessanta (pur ammettendo che dal punto di vista consumistico si era ancora in un altro mondo) eravamo avanti, grazie al ferro che recuperavano gli scouts e alla carta e cartone che raccoglieva il buon Paolo(ino) Morandi, per non dire della prima Formica e di Dendere.  Tutti i giorni, e più volte, il Morandi faceva il giro del paese con il suo carretto, a cominciare dalle varie botteghe, e non lasciava in giro neanche un pezzo di carta. La portava nel retro di casa dove la imballava per inviarla alle cartiere. Un vero personaggio.

1915-1925 IL BOOM DEL CINEMA E DEL TEATRO

Negli anni dopo la grande guerra Rignano visse un boom del divertimento con il cinema (peraltro già presente nel 1913 in via XX Settembre), il ballo e il teatro. Iniziò la Casa del Popolo di via Garibaldi (inaugurata nel 1915) che, a guerra conclusa, propose tante serate di ballo, per poi passare al cinema e al teatro. Nel 1920 fu la volta della Sala della Gioventù cattolica o Cinema Libia a Pietrone, che negli ultimi anni aveva allestito anche un’arena estiva. Locali che nei fine settimana si dettero battaglia a colpi di cinema avventuroso, farse e drammi, preparando il terreno al cinema teatro Bruschi, che dal 1932 aprì una nuova stagione dello svago locale.    
Nelle foto 4 dei tantissimi manifesti degli spettacoli, tutti
rigorosamente bollati, conservati nell’archivio comunale.


I 12 MULINI DEL 1918
Un’economia che tirava forte

 

A gennaio 1918 a Rignano risultavano 12 mulini che operavano grazie all’Arno e ai suoi affluenti.
1 Mulino di Rignano degli eredi Andorlini, condotto da Alfredo Cioni
2 Mulinaccio di Giulio Monaci, condotto da Giulio Lungani
3 Mulino d’Orlando del Marchese Gerini, condotto da Pasquale Giuliani
4 Mulino di Troghi di Fedele Caldini, condotto dallo stesso
5 Mulino delle Lame del Cavalier Giuntini, condotto da Luigi Alessandri
6 Mulino del Colombaiotto di Concetta vedova Caldini, condotto dalla stessa
7 Mulino di Bisticci di Luigi Alessandri, condotto da Agostino Chiarantini
8 Mulino della Badiuzza degli eredi Corinaldi, condotto da Giulio Benini
9 Mulino di Rosano delle Monache del monastero, condotto da Enrico Passerini
10 Mulino del Molinuzzo delle Monache del monastero, condotto da Enrico Passerini
11 Mulino delle Rivolte di Antonio Schneiderff, condotto da Giovanni Frullini
12 Mulino di Castiglionchio di Adolfo Lori, condotto da Giovanni Frullini
Al tempo erano tutti in buone o discrete condizioni, salvo il Mulinaccio e il Mulino d’Orlando ai quali recenti piene dell’Arno avevano lasciato più segni da farli descrivere in “condizione infelice”.
Le due foto mostrano quello di Rignano e quello d’Orlando all’epoca


IL CINEMA BRUSCHI SET DI UN FILM?
Contrordine e… occasione perduta!


Circa un anno fa dedicammo una delle “Curiosità” al cinema Bruschi affermando che sembrava fosse stato scelto per le riprese del film sul “mitico” cinema Universale di via Pisana a Firenze. Concludemmo la nota dicendo che non “avrebbero potuto trovare un altro luogo così senza doverlo ricostruire”. E invece lo hanno trovato nell’ex cinema Italia di Pontassieve! Un cambio di set dopo che erano già stati contattati persone e gruppi di Rignano per fare le comparse. Peccato! Fatto sta che lo hanno girato lì, hanno terminato le riprese e il film è ora al  montaggio. Mettiamola così: forse il nostro era troppo bello per fargli rappresentare un locale… di periferia come l’Universale!
Scherzi a parte, è la seconda volta – la prima fu per la vicenda Einstein – che il paese è oggetto di attenzione come set per un film, ma poi tutto sfuma. Che dire: siamo sfortunati o c’è altro?

Consoliamoci con due immagini del nostro e una di
quello di Pontassieve  durante le riprese del film.


Un ricordo a 100 anni dalla prima guerra mondiale

Nel centenario della prima guerra mondiale ricordiamo un atto post-guerra di cui in molte case si trova questo ormai polveroso ricordo fra le foto dei padri, nonni o bisnonni. Nel 1919, all’indomani di una guerra vinta che stava lasciando molti problemi, nacque l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci per riunire chi era tornato nella rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali. Un’istituzione a cui aderirono moltissimi paesi e che per anni svolse una serie di attività sociali, presenziando a raduni e cerimonie di vario tipo. Fra queste, dopo qualche anno, le sezioni che avevano aderito decisero di caratterizzare il sodalizio commissionando una grande foto con gli iscritti, in un fondo predisposto e uguale per tutti. Anche a Rignano ci fu la costituzione della sezione che fu festeggiata il 16 novembre 1922 presso la Casa del Popolo di via Garibaldi.

Le foto mostrano il manifesto della celebrazione rignanese, una foto con gli iscritti e una tessera tipo.


Anni Cinquanta. Arriva l'asfalto!



Magari ai più giovani sembrerà strano, ma a Rignano fino agli anni Cinquanta, non tutte le strade erano asfaltate, a parte qualche tratto, il ponte o la strada statale 69 (al “braccio” di S. Clemente) e aretina di Troghi e San Donato. Ci volle il l’estate del 1958 quando la ditta Vescovi, una grande impresa di settore, arrivò in paese con grande dispiego di uomini e mezzi. Dopo l’intervento dalle strade sparì il fastidioso (per chi cadeva di bici!) brecciolino e, soprattutto, la polvere che nella buona stagione si alzava ad ogni passaggio. Fu contento anche lo spazzino Mario Benvenuti che, per limitare il polverone, in estate bagnava le strade del centro con un grande annaffiatoio.
Andava veramente in archivio un’epoca.

Nelle foto: alcuni momenti dell’intervento a La Madonna e sul Lungarno (foto di Otello Martinelli per la cortesia del figlio Renzo)


1932. Un piccolo paese, mAa quattro alberghi!

A settembre 1932, in seguito ad una precisa richiesta della Federazione fascista del Commercio della Provincia di Firenze, l’Amministrazione comunale rispondeva che a Rignano sull’Arno risultavano i seguenti alberghi, pensioni e locande:
- 1 Albergo a San Donato in collina di proprietà di Donato Borrani fu Massimo.
- 1 Pensione a San Donato in collina di proprietà di Francesca Carlesi fu Giovanni (che da poco aveva pres. certificato sanitario per licenza di Trattoria).
- 1 Albergo a Troghi di proprietà di Ulderigo Caldini fu Fedele.
- 1 Locanda-Trattoria a Rignano di proprietà di Lisandro Ferroni fu Giuseppe.
Nelle due foto: l’Albergo di S. Donato e il fabbricato della Locanda rignanese (qui danneggiato dalla guerra. Al centro, sul limite dell’ombra si intravede ciò che restava dell’iscrizione sul muro)


L’OROLOGIO DEL PALAZZO COMUNALE
Scandisce le ore rignanesi da 92 anni

Il 27 agosto 1921 il commissario Prefettizio Edoardo De Francisci decise di dotare il palazzo comunale (a 45 anni dalla sua costruzione) di una torre con un orologio pubblico. Il lavoro di muratura fu affidato alla ditta Biliotti e Paoli, mentre per il montaggio dell’orologio fu attivata la ditta C. Marziali e Figli che vinse la gara al prezzo di lire 11.756.
I lavori iniziarono subito, ma ci furono vari ritardi che costrinsero il Commissario a sollecitare più volte le ditte perché, avvicinandosi la data dell’inaugurazione del monumento ai caduti, voleva che anche la torretta con l’orologio fosse completata.
Domenica 2 luglio 1922 avvenne la grande festa per il monumento e anche la torre dell’orologio era stata ultimata. Sotto i quadranti rivolti verso la piazza e la ferrovia vi fu collocato uno stemma comunale che ornarono l’orologio fino alla distruzione del palazzo comunale alla fine della guerra. Seguì la ricostruzione del palazzo, ma per il nuovo orologio ci volle il 1961, per il quale furono coinvolte le ditte Giulio Salvadori per la muratura, Selt Valdarno per l’impianto elettrico e la ditta Toninelli e Figlio di Cecina per l’orologio.
Nelle immagini i due orologi comunali


IL CAMPO SPORTIVO DOPO L’ALLUVIONE


Fra i tanti danni che fece l’alluvione del 1966 ci sono anche quelli procurati all’allora unico campo sportivo comunale. Spogliatoi e strutture di servizio quasi completamente distrutti, tribuna danneggiata e resa precaria negli appoggi e terreno di gioco sul quale era rimasto uno strato di fango che l’aveva quasi “impermeabilizzato”. Fu deciso che la ricostruzione dell’impianto comprendesse anche il rifacimento del terreno di gioco, iniziando da un fondo speciale per favorire un rapido drenaggio dell’acqua piovana. Il lavoro fu lungo, ma il risultato fu eccezionale, tanto da fare del campo sportivo rignanese uno dei migliori fondi del Valdarno e non solo, garantendo il gioco anche dopo violenti temporali. Interessante fu la storia di questa ricostruzione (con foto – Martinelli – eccezionali e inedite), per la quale si rimanda alla pubblicazione della storia dell’Usd Rignanese, attualmente in preparazione.
La foto mostra l’impianto con l’inizio dei lavori
sul campo, gli spogliatoi ricostruiti, la tribuna
smantellata e la recinzione sud ancora distrutta.


LA VILLA “MORESCA” DI SAMMEZZANO
Oggi come ieri un luogo… molto visitato!


Conosciamo la situazione della villa di Sammezzano e il grande interesse che suscita, confermato dal grande successo delle visite che un gruppo di volontari organizza periodicamente.
Colpisce il destino di questo suggestivo luogo che, nel tempo, ha stimolato visite di ogni tipo: dal Principe Amedeo nel 1878 ai tanti amici della famiglia Panciatichi. Personaggi più o meno noti, prima su invito del marchese Ferdinando quando stava realizzando lo stato attuale e poi, grazie alla figlia, ai tanti che volevano vedere cosa aveva creato il padre. Visite, che oggi come ieri hanno permesso a tanti di apprezzarla, diverse nella forma e nella sostanza, come indica questa cartolina-ricordo realizzata in occasione della gita sociale fatta dalla società culturale Lux et Ars di Firenze domenica 8 maggio 1910. La gita avvenne in treno fino a Rignano, da dove i “gitanti” si portarono a Sammezzano e… chissà se e quanto tempo ebbero da dedicare ad una visita anche al paese!
La cartolina “dormì” per 11 anni in qualche cassetto fino a che  una
certa Olga la inviò allo zio rignanese Amedeo Cecchi il 5 ottobre 1921


UNA FOTO MOLTO PANORAMICA

La foto risale ai primi anni Trenta del Novecento per documentare la colonia elioterapica dell’Arno di cui si vede la struttura in legno coperta per la mensa e l’attività. Era da giorni avvenuto lo spericolato atterraggio del pilota Vasco Magrini e i ragazzi sciamano verso la lama di pioppi ormai disinteressati verso il rottame dell’aereo che ancora non era stato rimosso. Aereo del quale – va ricordato – a Rignano rimase solo l’elica che fu conservata fino ad alcuni anni fa e che ora pare sparita!
La foto offre anche l’occasione per mostrare la zona rignanese “della pieve” che si intravede all’estrema destra, le coloniche la Rosa al centro e Businga a sinistra con tanto di pagliai e, in alto a destra, il complesso dell’Argonella e il soprastante Poggiazzi. A destra spicca il pianoro del “castello di Rignano” sul quale c’erano olivi e qualche quercia.
Un ulteriore curiosità è data dalle tracce di strade dell’epoca:
- la linea che sfiora la cima degli alberi della lama dell’Arno è quella che porta alla pieve;
- il tratto obliquo – profilato da alberi – che sale verso la Rosa era il collegamento di questa con la strada principale (sparito da tempo);
- quella traccia più chiara all’estrema sinistra era la strada che, da quella della pieve, saliva con un paio di curve verso la colonica Businga (oggi ridotta ad un difficile tratto).
Due grossi errori del tempo dell’ampliamento urbanistico rignanese che hanno finito per complicare ulteriormente la viabilità del paese. Proprio dove questo si stava espandendo!


Un cinema chiuso che… ne commemora un altro
Presto sarà set il fu “cinema Bruschi”


Grazie alla tenace volontà del cavalier Rodolfo Bruschi e dopo un iter tormentato, finalmente il 19 marzo 1932 veniva inaugurato il cinema teatro Principe di Rignano. Dopo un pomeriggio festoso, la sera ebbe luogo la rappresentazione dell’opera di Gioacchino Rossini Il Barbiere di Siviglia con le voci del baritono Violetto Scamurri e della soprano Tina Ercoli e l’orchestra del maestro Manlio Mazza.
Il cinema teatro proseguì la sua attività cercando di adeguarsi ai tempi, attraverso otto gestori e andando avanti con alterne fortune per oltre 46 anni. Era il dicembre 1978 quando le saracinesche si chiusero sul locale che aveva accompagnato il tempo libero di tanti rignanesi e non. Sono passati quasi 36 anni e da allora il locale è rimasto chiuso e intatto ad aspettare che qualcuno si ricordi di lui. Finora è stato oggetto di molte chiacchiere, altrettanti affettuosi amarcord, qualche studio per farlo tornare in vita e, recentemente, anche di una tesi di laurea!
Ora c’è chi si è ricordato di lui, ma per fargli raffigurare ciò che non è più riuscito ad essere. A breve, infatti, pare stia per diventare il set di un film che ripercorrerà le orme di un popolare cinema fiorentino.
Del resto, dove avrebbero potuto trovare un luogo così senza doverlo ricostruire?

Le foto mostrano lo stato attuale del locale

LA FABBRICA DI CALCE A SAN CLEMENTE
Il primo approccio del Bruschi al settore
Ai primi del 1900, oltre la fabbrica rignanese attiva dal 1872, Rignano poteva contare anche su molte altre “fornaci da calce”. Fra le meno conosciute c’è quella che si trovava all’estremità ovest del cosiddetto “Poggio del Bianchi”, nella vicina frazione di San Clemente, a cui si accedeva da una strada che ancora si intravede davanti alla chiesetta della frazione.
Solo in qualche vecchia immagine d’epoca si distingue il luogo di questa piccolo opificio nello stile semplice dell’epoca, come peraltro la maggior parte di questi. Foto che mostrano gli scassi effettuati per l’installazione dei fabbricati e per ricavare la pietra, modellando il poggio in una forma che rimase “a vista” per decenni prima di venire ricoperta da vegetazione. La fornace non ebbe una vita lunga, ma merita di essere ricordato per aver rappresentato l’iniziazione di Rodolfo Bruschi nel settore, prima del “gran balzo industriale” con l’acquisto della fabbrica rignanese.
All’inizio del Novecento, infatti, le carte di archivio danno la fornace alla ditta Bruschi e Fagioli, quest’ultimo membro di una famiglia imprenditoriale rignanese.
Negli anni Dieci ci sono documenti che riportano la richiesta al comune di Reggello per allacciare la linea di energia elettrica per l’illuminazione della fornace che, evidentemente, stava consolidando la sua produzione artigianale.
Nel 1920 il Bruschi rilevò la fabbrica rignanese lasciando il socio Fagioli che però deve aver lasciato poco dopo. Salvo poche altre memorie orali, resta una carta intestata del 1942 che dà la fornace in attività e di proprietà di tale Diodato Spelta.
Da allora si sa poco altro della fornace fino all’abbandono, quando tutta la collina iniziò a coprirsi di vegetazione sempre più fitta, nascondendo completamente il luogo che fu. Con lo sviluppo edilizio del dopo guerra, il “poggio” fu attaccato da una lenta, ma inesorabile urbanizzazione che, almeno fino a oggi, ha lasciato – pur nascosta nel verde – proprio la parte che un secolo fa ospitava la fornace.

 


Il lavatoio pubblico (viaio)
Un luogo di socialità dimenticato
Fra le tante strutture pubbliche che ricordano usi e costumi del passato, una di cui se ne sta perdendo la memoria - soprattutto nei piccoli centri – è certamente il lavatoio pubblico. È stato per secoli il luogo (da noi meglio conosciuto come viaio, forse semplificando il detto che erano luoghi di continui via vai!), dove le massaie si recavano per fare il bucato e approvigionarsi dell’acqua potabile. Già di per sé si capisce la sua importanza, a cui va però unito un alto valore sociale. Era infatti uno dei luoghi privilegiati di ritrovo in cui si ascoltavano le novità che ognuno portava con scambi di opinioni, spesso seguite da chiacchiere di vario tipo, pettegolezzi, canti e qualche sana risata che aiutava particolarmente il duro lavoro del bucato. Un luogo intorno a cui è ruotato tutto un mondo che si definirsi una sorta di “precursore della radio e della televisione” e che in certi posti è sopravvissuto a questi per tanti anni. Anche il comune di Rignano ne contava diversi, ma rovine del tempo e degli uomini e qualche “annessione” con relative trasformazioni ne hanno lasciato uno soltanto (ed in stato assai precario!). Si trova al Bombone, o meglio sulla testata delle case dette del “Cosci”, un luogo accanto ad una casa che è stata sede di scuola elementare e di un circolo di ritrovo. Una struttura che - anche per essere l’ultima rimasta - meriterebbe di essere risanata e conservata come importante testimonianza sociale del passato.
Le foto mostrano il lavatoio del Bombone ed uno “classico” di paese.


Gli zampognari: la colonna sonora del Natale Chi ha più di… un tot di anni si ricorda certamente come (soprattutto) nel periodo delle feste natalizie ogni paese veniva visitato dagli zampognari.
Soli o in coppia, questi suonatori in costume - che in genere si diceva fossero abruzzesi - giravano per le strade con il loro strumento in un concerto itinerante di motivi tradizionali natalizi alla ricerca di qualche soldo.
Erano ben accolti, specialmente a dicembre, perché i loro suoni erano considerati ideali per introdurci nella magica atmosfera delle feste.

La foto degli anni ’30 si riferisce a S. Donato in collina, anche se… in altro periodo!

Ah, la neve che ci fa tornare… ragazzi!
Si sa che la neve crea problemi, ma è anche un fenomeno che dà tanta gioia a tutti… compresi quelli che fingono fastidio ad ogni nevicata! Si avvicinano le feste e, dato che ultimamente è caduta vicino a quei giorni, cerchiamo di evocarla con un “flash” di uno quei momento festosi. Siamo alla fine degli anni Cinquanta all’imbocco di un Viale V. Veneto-campo di battaglia e almeno un paio di “guerrieri” si possono riconoscere. (foto per la cortesia di Fiorella Galanti).

Primi anni settanta. Bel quadro scenografico di una trentina di "giovani ultras" della Rignanese nella vecchia tribuna in ponteggi tubolari del campo sportivo di Rignano, nell'attesa di un incontro dei bianco-verdi.

 

 

Da Nazio nei primi anni Ottanta, ma a parte qualche casa di troppo, quel “baffo” di nebbia che tracima fra Montecorneto e San Piero e… un po’ di fantasia, si può pensare anche all’antico lago del Valdarno!